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la voce della legalità - “Tutto è legato, per me, al problema della giustizia: in cui s’involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo”. L.S.


Diario


11 maggio 2008

La mafia uccide. Il silenzio pure.

da http://toghe.blogspot.com/2008/05/la-mafia-uccide-il-silenzio-pure.html del 10-05-08

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



Nei giorni scorsi alcuni lettori di questo blog hanno scritto, nei loro commenti, che gli sembriamo “di sinistra”.

Scrivo questo post a titolo esclusivamente personale (e dunque senza coinvolgere La Redazione), per dire alcune cose che penso con convinzione (e per una parte anche con commozione).

La Redazione di questo blog è composta da persone di diverse provenienze culturali, politiche e ideologiche.

Il blog non è né “di destra”“di sinistra”.

Voglio dire di più. Io penso che questa cosa di dividere uomini e cose in “di destra” e “di sinistra” sia ormai oggi un poderoso e vergognoso strumento di menzogna e di mistificazione.

Serve a far sì che ognuno si possa fare alibi delle malefatte degli “altri”.

Quando contesti a uno “di sinistra” le sue responsabilità, lui ti risponde: “Ma pensa a quello che fa la destra”.

Quando contesti a uno “di destra” le sue responsabilità, lui ti risponde: “Ma pensa a quello che fa la sinistra, i comunisti”.

Questa divisione manichea e strumentale in “di destra” e “di sinistra” serve a far si che ognuno si possa sentire “innocente”. Perché “è vero che io e/o i miei ... ma loro, gli altri ... peggio e molto di più”.

Qualche settimana fa, alla fine di una relazione che ho tenuto a un convegno sulla legalità, si è alzato un politico di una parte e mi ha detto: “Beh, quello che lei dice è vero, ma non può negare che gli altri sono peggio”.

Io, davvero, non capisco questa divisione in “migliori” e “peggiori”. Vedo solo singole azioni (perché non giudico le persone, ma solo i fatti e le azioni) e ne penso ciò che ne penso in assoluto: cosa buona o cattiva, utile o dannosa. Punto. Non migliore o peggiore.

Ho interrogato in vita mia, per lavoro, tanti malfattori. Un giorno, mentre interrogavo un uomo accusato di 52 omicidi, gli ho sentito fare l’elogio della sua umanità.

E per darcene prova, ci ha raccontato che una certa volta con dei suoi amici aveva catturato un uomo del clan avverso.

Ha detto che lui, che era buono, voleva fargli salva la vita, ma che ciò non era possibile, perché gli altri suoi amici non lo avrebbero permesso. Dunque, “fu costretto” (!!) a partecipare all’omicidio.

Ma, a riprova che era un uomo “di cuore” (!!), disse: “Invece di strangolarlo [con la tecnica dell'incaprettamento] , spariamogli”.

E infatti venne ucciso a colpi di pistola, usando proprio la pistola del nostro assassino buono, anzi, scusate, “meno cattivo” degli altri.

Un altro assassino, una volta, rispondendo a certe contestazioni, mi disse: “Certo che lo abbiamo ucciso noi, ma perché era necessario. Noi non siamo come i calabresi che ammazzano senza motivo”. Un altro assassino “ragionevole” e “migliore”.

E il guaio è che questi assassini erano sinceri nel credersi “migliori” di altri e “costretti” dalle circostanze a fare ciò che hanno fatto.

Così come quando processi chiunque per qualunque cosa, quello sinceramente si fa passare davanti le storie di crimini peggiori e si convince che non è giusto che in Italia, dove c’è gente che ruba miliardi, i giudici se la prendano proprio con lui che ha rubato solo milioni. E che, quindi, se se la prendono con lui deve essere per forza perché il giudice è “degli altri”.

Così come quando un deputato vota un indulto vergognoso – nei fini e nei contenuti – a chi gliene chiede conto ricorda tutte le altre leggi “peggiori” votate dai suoi “avversari”.

Per favore: basta con questo continuo cambiare discorso buttandola in politica.

Io non sono mai stato e non sono “comunista”.

Sono figlio di un uomo dichiaratamente fascista (ma, pur avendo amato con tutto il cuore mio padre – che oggi non c’è più –, non ne ho mai condiviso le idee).

Sono di formazione cattolica, con studi di filosofia aristotelico-tomisti.

E mi sono stufato di sentirmi dare del “comunista” quando dico delle cose che con la politica non c’entrano proprio nulla.

La mafia, la corruzione, l’inefficienza della pubblica amministrazione, lo sfascio della giustizia non sono né “di destra”“di sinistra”.

Non sono disposto a tacere alcune verità perché intimidito dall’accusa – falsa, ma anche disonesta e strumentale – di essere “comunista”.

E’ uno strumento retorico vecchio, ma purtroppo, evidentemente, sempre efficace.

Il bancarottiere Michele Sindona, condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, è stato difeso, finché non lo ha reso impossibile l’emergere di prove inconfutabili dei suoi delitti, sostenendo che i giudici lo perseguitavano perché era un banchiere anticomunista.

Anche Totò Riina si dice perseguitato dai “comunisti” (il video a questo link).

Penso tutto il male possibile sia di Hitler che di Stalin. Sia di Mussolini che di Fidel Castro.

Credo che delle cose che vanno male nel nostro Paese la destra e la sinistra abbiano responsabilità diverse ma ugualmente gravi.

Tutto ciò posto, non voglio farmi ridurre al silenzio da questo stupido e vergognoso giochino di false accuse politiche.

Per di più, di questi tempi, si sta avendo l’ennesima prova di come questo gestire tutto come una lotta fra “di destra” e “di sinistra” stia facendo tornare di attualità il dramma di giovani che assassinano altri giovani in nome di questa o quella ideologia.

Era da tempo che non ci succedeva.

Ora ci sta succedendo di nuovo.

E così a Verona si viene uccisi solo perché si ha un colore della pelle che non piace o si tengono i capelli raccolti a codino.

E' proprio di tutti i regimi dittatoriali usare accuse politiche come strumento di oppressione.

Durante il fascismo i sospettati di “comunismo” venivano perseguitati, rinchiusi, puniti. Durante il comunismo la stessa cosa succedeva (e succede ancora) a chi era ed è accusato di essere “nemico della rivoluzione”.

Ma una (vera o ipotizzata) idea politica non dovrebbe potere essere usata come “atto di accusa”.

Non ha alcun senso dire “sei comunista” o “sei fascista” come se fosse l’accusa di un crimine. E’ solo un’idea politica. Spesso peraltro neppure propria dell’accusato, ma usata strumentalmente solo per discriminarlo, per tappargli la bocca. Qualche volta per ammazzarlo a calci e pugni.

Per favore, smettiamola. Stiamo ai fatti. Non buttiamola in caciara. Lasciamo perdere i “colori” politici. Guardiamo ai fatti!

Concludo, venendo a ciò che mi ha spinto a scrivere questo post.

Un po’ il fastidio (e me ne scuso con loro, perché “accoglienza” e rispetto è anche non infastidirsi) per i commenti dei lettori che si credono arguti nel dire “ti ho scoperto, sei di sinistra”, come se avessero scoperto che ho la lebbra o che mi vendo le sentenze.

Ma infine due video pubblicati sul sito di Salvatore Borsellino, che vi riporto.

Li riporto non come atto politico, ma, in questi tempi di menzogne, di informazioni taciute e addirittura negate, di censura, di minaccia dell’ennesimo bavaglio a quei pochi giornalisti che ancora fanno i giornalisti invece dei portaborse del potere, come atto di sincerità, di onestà intellettuale, di coraggio morale.

Per non sentirmi complice, per non dire che ho finto di dimenticare, per onorare la memoria di colleghi e amici morti (in questo la commozione di cui parlavo).

In questo che ho scritto e nei video che riporto qui non c’è niente di politico.

C’è il massimo rispetto di tutte le istituzioni e della democrazia che designa chi deve dirigerle.

Ma c’è anche la pretesa che si ricordino i fatti e da essi si parta per cambiare se possibile o per non girare lo sguardo dall’altra parte se cambiare non si può.

Dunque, come ogni buon cittadino spero con sincerità e rispetto che questo nuovo Governo si adoperi per far cambiare le cose che devono cambiare e perché i responsabili di esso (Governo) cambino essi stessi, per fare adesso, al servizio del Paese, ciò che loro stessi e i loro predecessori della controparte politica finora non hanno fatto.

Prego tutti di sentirsi liberi di commentare come preferiscono tutto questo, dicendosi d’accordo o radicalmente contrari, ma li prego anche di smetterla con questa storia del “di destra” e “di sinistra” e, infine, prego tutti di avere rispetto per i fatti e per il sangue di chi ha avuto la generosità, il cuore, l’innocenza, il coraggio, la sincerità di non girarsi dall’altra parte ed è andato incontro alla morte, per mano di biechi assassini, ma con la complicità morale di una società che ha sempre finto e finge ancora di non sapere.

E, sempre per evitare malintesi e strumentalizzazioni, preciso che anche quest’ultima non è un’accusa a questo o a quello, ma solo un invito rivolto a tutti ad essere sinceri e coraggiosi e a cambiare il nostro modo di stare insieme.

Ieri è stato l’anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato. Fra pochi giorni ricorrerà l’anniversario della strage di Capaci.

Questo testo e i video qui sotto sono il mio modo di onorare quei morti.

Come ho detto, ho tratto i video dal sito di Salvatore Borsellino, che a sua volta li ha tratti da YouTube.




permalink | inviato da pergiustiziagiusta il 11/5/2008 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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